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tango – Romania Without Dracula

Categoria: tango

  • Carolina Bonaventura / Intervista

    Carolina Bonaventura / Intervista

    foto di Pablo Scavino

    Il nonno era un pianista e aveva la sua orchestra di tango, il padre cantava ma per Carolina Bonaventura la passione tanguera arriva inaspettata, quando già adolescente studia per diventare una ballerina di danza classica. Oggi la sua scuola Mariposita de San Telmo, nel cuore di Buenos Aires, è un punto di riferimento. Ho incontrato questa instancabile ambasciatrice della cultura del tango argentino lo scorso ottobre a Bucarest, ospite d’onore della seconda edizione di Bucarest Days, il  festival organizzato da Giorgio Panico e Mariela Roșu che a Bucarest dirigono la Şcoala Urquiza che segue l’Efecto Mariposita©.

    Carolina, di che cosa parliamo quando parliamo di tango argentino oggi?

    Nel tango argentino esiste un prima e un dopo. Fino agli anni Quaranta imparavi il tango a casa: tuo padre, tuo zio te lo  insegnavano, la gente, i vicini. Esisteva una cultura del tango, era una musica che si ascoltava durante tutto il giorno, il tappeto sonoro della quotidianità: ti arrivava dalla radio, dalla strada, dalle orchestre che suonavano dal vivo. Le nostre vite scorrevano attraverso il tango. Gli eventi politici degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta portarono il tango a un graduale oblio collettivo: cominciò a essere considerato sempre meno di moda, infine improprio in un regime politico che cercava di impedire forme di associazione e raduni in luoghi pubblici. Così il tango scomparve dalla strada e dalla vita di Buenos Aires, scomparvero le occasioni di incontro e le milonghe. Si arrivò al punto che, anche quando era consentito riunirsi e ballare, la gente non conosceva più i codici e ballava rock and roll o musiche pop stile Beatles: la scena ormai era del tutto diversa. Si ascoltava ancora qualcosa di tango ma non più di due o tre pezzi a serata. Quello che è venuto a mancare di più, è stata la trasmissione delle conoscenze tra le generazioni, al punto che ormai per i giovani il tango apparteneva a un’epoca tramontata per sempre.  Qualcosa di decisivo e destinato a cambiare la scena, accade negli anni Ottanta, quando, subito dopo la caduta del regime militare,  un produttore, Claudio Segovia, dopo una meticolosa ricerca durata anni, riesce a radunare le coppie di milongueros ancora attivi e a creare un grande spettacolo. Tango Argentino debutta a Parigi nel 1983 e fu subito un  grande successo, il propulsore della rinascita di questo ballo in tutto il mondo. Furono dunque questi milongueros, divenuti presto celebri, a cominciare a creare scuole di tango. Ma qualcosa nel modo di trasmissione del tango era cambiato per sempre: prima era informale, corpo a corpo, letteralmente di padre in figlio, ora formale, attraverso scuole e accademie di tango. E in questo passaggio quello che è venuto a mancare è  una metodologia o pedagogia, poiché ciascuno ha cominciato a trasmettere quello che sapeva in una miriade di modi diversi, secondo un semplice schema di copiatura.

     

    “Il modo di trasmissione del tango oggi è : prima era corpo a corpo, letteralmente di padre in figlio, ora attraverso scuole e accademie di tango”

     

    E per te, quando e come il tango è entrato nella tua vita?

    Mio nonno era un pianista e aveva la sua orchestra di tango, mio padre era un cantante di tango, quindi posso dire che prima ancora di nascere, ascoltavo il tango. Ho cominciato presto a danzare musica classica  e contemporanea, poi un giorno, ero già un’adolescente, la mia insegnante mi ha proposto di provare il tango. Non avevo alcuna predilezione a riguardo ma nemmeno pregiudizi. Appena ho ascoltato quella musica e ho mosso i primi passi mi sono detta “ma questa musica la conosco benissimo!” Così sono stata ricondotta alla tradizione musicale della mia infanzia ed è stato per questo richiamo  delle origini che ho cominciato a ballare il tango.

    Qual è  il tuo approccio al tango?

    Per la mia generazione è stato molto difficile, dovevamo ricominciare da zero: innanzitutto è stato necessario capire i movimenti base, creare cioè una pedagogia del tango. Un passaggio chiave è stato scomporre il movimento in modo da comprenderlo, perché non è sufficiente dire che il tango è connessione, che bisogna mantenere il contatto col suolo: devi anche comprendere e poi saper spiegare come tutto questo può fisicamente avvenire. Quindi, il primo passo è quello di saper decostruire ogni movimento in modo da ricostruirlo in modo consapevole e corretto.Questo è il tipo di ricerca alla base della scuola Mariposita de San Telmo che ho aperto a Buenos Aires nel 2007  [in questi giorni la scuola celebra i dieci anni dalla nascita, ndr.]. Ho scelto la sede nel quartiere più antico di Buenos Aires in una casa di cent’anni, che dopo aver comprato, ho ristrutturato completamente. Questa scelta è nata perché dopo aver danzato ovunque, mi resi conto che mancava uno spazio idoneo, come il tango avrebbe meritato. Il tango faceva parte della mia  cultura, era un’espressione artistica che meritava un luogo che onorasse tutto questo. Per realizzare il mio progetto ho curato ogni aspetto – dalla scelta del luogo, a quella dei colori, dei materiali, alla luminosità degli spazi, insomma, mi sono detta: “voglio creare uno spazio che sia all’altezza del Tango!

     

    Buenos Aires, sala per la pratica nell’Hotel Mariposita de San Telmo di Carolina Bonaventura

     

    Quali sono i principi di base del metodo Mariposita che anche Giorgio e Mirela propongo qui a Bucarest alla scuola Urquiza?

    Trattandosi di un’esperienza fisica che coinvolge il corpo, il mio metodo è studiato in modo da permettere alle persone di ristabilire innanzitutto il contatto perduto col proprio corpo. Si lavora con la tecnica, la musicalità, la conoscenza del corpo, la comunicazione di coppia all’interno del tango frame. Per mettere a punto il metodo ho  dovuto analizzare nel dettaglio tutti questi aspetti. Per quattro anni ho studiato a fondo con un atleta olimpionico quali e quanti fossero i muscoli coinvolti nell’esecuzione del tango. La preparazione atletica non solo è necessaria ma è alla base di tutto. Vero è che chiunque può ballare il tango ma è importante sapere quali siano i muscoli e le parti del corpo che devono essere attivate. Così ho approfondito studi di biomeccanica e metodi olistici come il Feldenkrais, il Pilates e l’Antiginnastica,  così da aiutare le persone a ritrovare la postura corretta, postura  che alla nascita abbiamo d’istinto ma che perdiamo poi a causa di abitudini sbagliate, come per esempio quella di trascorrere troppo tempo seduti davanti al computer. In generale, osserviamo che siamo sempre troppo poco in contatto con i nostri corpi, essendo la nostra cultura sbilanciata sulla mente piuttosto che sulla corporeità. Diventa quindi di preliminare importanza aiutare le persone a ristabilire un contatto col proprio fisico: se questo manca, come possiamo entrare in contatto col corpo di un altro? Non solo: la comunicazione corporea è così complessa che va coscientizzata. Un altro fondamentale ambito di lavoro è quello della musicalità, cioè la capacità di tradurre ritmo e armonia in movimento.

     

    “Qui in Romania vedo che giovani e meno giovani si mescolano ancora molto, fatto che comincia a essere meno frequente in molti altri luoghi, dove si coglie una crescente separazione per gruppi di età.”

     

    Bucarest, Giorgio Panico e Mirela Roșu di Tango Urquiza che applica il metodo “Efecto Mariposita©” ideato da Carolina Bonaventura – Foto da www.titango.it

     

    Puoi tracciare un identikit dei tuoi allievi?

    Si tratta di un pubblico molto eterogeneo: ci sono giovani, persone di media età, gente locale e stranieri di ogni parte del mondo. In comune hanno l’essere persone che condividono la stessa passione e rispetto per il tango. Perché, se è vero che il tango nasce da persone comuni, è poi cresciuto per diventare una forma d’arte universale e classica che richiede comprensione e rispetto. Al centro c’è la comunicazione tra due individui che cercano qualcosa di più profondo di una danza: un coinvolgimento, una visione del mondo. Non a caso nel 2009 l’UNESCO ha incluso il tango argentino tra i beni immateriali patrimonio dell’umanità. Tornando agli allievi, credo nella loro eterogeneità  tutti apprezzino la scelta di uno spazio e di un metodo attraverso cui scoprire i meccanismi profondi del tango, inteso quindi non come moda del momento, ma come vera e propria filosofia di vita.

     

    Buenos Aires, l’Hotel Boutique Mariposita de San Telmo di Carolina Bonaventura che nell’aprile 2017 celebra dieci anni

     

    Il Tango oltreoceano: in Europa e nel resto del mondo…

    Noi argentini siamo molto legati all’Europa, la nostra inteligentia ha profondi legami con la Francia, l’Italia, la Spagna. L’approvazione del vecchio continente è un fattore ricorrente e un fenomeno che riguarda tutte le arti: attraverso il filtro europeo siamo riusciti a riscoprire anche il tango, tornando ad apprezzarlo e valorizzarlo. Non è un caso che il debutto di Tango Argentino di Claudio Segovia sia avvenuto a Parigi.

    Il tango in Romania: esiste una specificità locale?

    Innanzitutto sono più appassionati e più sensibili alla musica. Anche in Russia. In generale, in tutto l’Est Europa c’è  maggior cultura musicale. Non solo. Qui in Romania vedo che giovani e meno giovani si mescolano ancora molto, fatto che comincia a essere meno frequente in molti altri luoghi, dove si coglie una crescente separazione per gruppi di età. In origine il tango era crossgenerazionale, era un’esperienza che attraversava tutta la famiglia, dai più anziani ai più giovani: tutti assieme in pista! Le milonghe erano uno spazio condiviso tra giovani e anziani, ora si tende a separare di più: trovi milonghe per settantenni, milonghe per trenta-quarantenni… Purtroppo quella dimensione familiare è un tratto che si va perdendo un po’ ovunque in tutto il mondo e non mi piace perché ci fa perdere lo spirito del tango, che nacque in modo molto orizzontale e democratico: quando sei in pista non conta più che lavoro fai, quanti anni hai, l’unica cosa che accomuna tutti è la passione per la musica e il ballo. Puoi essere una ventenne che balla con un ottantenne e va benissimo così, perché state condividendo un’emozione in quel momento. Mi spiace molto che si vada perdendo questo aspetto e questa possibilità di incontrare persone con le quali, al di fuori del tango, non si sarebbe mai entrati in contatto: tu e il tuo tango, vai in pista e incontri altre persone! Ora i giovani non vogliono più danzare con i più anziani, e gli anziani preferiscono danzare con i loro coetanei, un vero peccato!

     

    “Da soli siamo perfettamente baricentrici ma è soltanto quando  ci troviamo di fronte a un’altra persona che succedono cose inedite e che scopriamo qualcosa di nuovo di noi stessi”

     

    Terminiamo con l’improvvisazione: una parola chiave nel tango…

    Musicalità, comunicazione e improvvisazione sono i tre elementi essenziali che si devono combinare tra loro senza un ordine specifico o prestabilito: tutti e tre devono essere presenti contemporaneamente. In altri tipi di ballo, salsa, rock & roll, walzer, ci sono dei passi base dove il follower segue il leader, ma nel tango non esiste alcun passo ritmico di base da cui partire, al contrario il movimento va costruito assieme sin da subito: si improvvisa in relazione alla musica e al movimento, non ci sono passi base e beat sui quali entrare, e questo rende la comunicazione e la capacità di reazione estremamente centrale. Al contempo, per poter improvvisare è necessario possedere la tecnica, saper restare in equilibrio, capire quando spostare il proprio peso va spostato. Il tango si costruisce come con dei mattoni, che bisogna conoscere per poter assemblare a piacimento. Riprova di questa grande libertà espressiva è che puoi ballare la stessa canzone con lo stesso partner e improvvisare qualcosa di completamente diverso ogni volta. Questo è ciò che rende il tango una sfida così coinvolgente. Al centro di tutte queste possibilità c’è l’individuo con tutte le sue potenzialità espressive. Da soli siamo perfettamente baricentrici ma è soltanto quando  ci troviamo di fronte a un’altra persona che succedono cose inedite e che scopriamo anche qualcosa di nuovo di noi stessi. Il tango allora è come la vita: per questo insisto nel sottolineare il carattere intimamente umano del tango.

    Bucarest, con Mirela Roșu e Carolina Bonaventura a un workshop durante il Festival Bucharest Days

    LINK:

    Documentario TANGO ARGENTINO de Claudio Segovia y Héctor Orezzoli en Buenos Aires

    Scuola di tango a Genova http://www.titango.it

  • La Bucarest del tango argentino (passando per l’Italia)

    La Bucarest del tango argentino (passando per l’Italia)

    Cover Photo by Sebadochio

    Bucarest – Buenos Aires
    Le vie del tango argentino sono infinite e passano anche per Bucarest. Io che dell’universo tango nulla sapevo e poco di più ora so, un anno fa  ho cominciato a prendere lezioni con Giorgio Panico e Mirela Roșu all’Istituto Italiano di Cultura  e Institutul Cultural Român. Tre incontri a settimana, sessione dopo sessione, la loro passione ci trasporta nel mood porteño. E veramente una volta all’anno Buenos Aires arriva in città con i passi di Carolina Bonaventura, ospite d’onore al Bucharest Days, il festival che Giorgio e Mirela organizzano nel mese di ottobre. Evento aperto a tutti coloro che amano il tango, sono tre o quattro intensi giorni di corsi tenuti da Carolina, alla sera vibranti milonghe  accompagnate da ottimi vini rumeni e sfiziosi assaggi di specialità italiane.

    Alchimie del tango
    Giorgio e Mirela in pista formano una coppia ma le loro vite private scorrono su differenti binari. Giorgio è un entusiasta imprenditore di Genova che è finalmente riuscito a realizzare il sogno di una vita, Mirela è una dinamica consulente legale rumena che nel tango ha trovato il contrappeso ideale allo stress professionale. Il caso li ha fatti incontrare a una milonga qualche anno fa, ad accomunarli la medesima passione per il tango come filosofia di vita e stimolo di crescita personale.

    Leader
    Giorgio ha sempre amato e praticato vari balli latini ma gli impegni professionali lo hanno portato in altre direzioni fin quando, a cinquantotto anni, ha trovato il tempo per iscriversi a un corso di tango. “Non solo non è mai troppo tardi per cominciare, ma tutte le precedenti esperienze di vita possono rendere più saliente l’incontro col tango e farne un nuovo principio ordinatore”, osserva Giorgio. “Per i leader è fondamentale non scoraggiarsi perché per loro nella fase iniziale la curva di apprendimento è piuttosto lenta. La quantità di informazioni che si ricevono è tale e tanta che ci vuole del tempo per poterle far proprie: è un processo che richiede infinita pazienza e forza di volontà.”

    Follower
    Mirela aveva già alle spalle sette anni di danza sportiva, balletto, e atletica agonistica. No, Mirela non è mai stata una ragazza pigra e nella vita come nel tango questa giovane signora rumena riesce ad armonizzare alla perfezione fermezza e flessibilità, forza e femminilità. “Un giorno mi sono resa conto che lavorare dodici ore al giorno stava seriamente danneggiando la mia salute e il mio equilibrio personale: qualcosa andava cambiato e così è entrato il tango! Per me la danza è da sempre una fonte di ricarica e di gioia.” La sua grande fortuna, ricorda Mirela, è stata quella di avere avuto come primi maestri Dani Flaco, un grande artista argentino, e Lucia Mîrzan.

     

    Efecto Mariposita ©
    Un incontro chiave sia per Giorgio sia per Mirela, è stato quello con Carolina Bonaventura. “Per due anni di seguito siamo andati per un mese a Buenos Aires a seguire i suoi corsi alla sua scuola Mariposita de San Telmo per imparare la tecnica Efecto Mariposita“,  ricorda Giorgio. L’espressione significa “effetto farfalla” ed è un marchio registrato da Carolina Bonaventura in Argentina: una rete di scuole lo promuove in tutto il mondo e la Tango Urquiza di Giorgio e Mirela ne è partner. “Si lavora in modo molto professionale e ogni anno veniamo valutati”, spiega Mirela.

    Locandina dell’ultima edizione del Festival Bucharest Days

    Il tango in Romania
    L’offerta delle scuole di tango in Romania è concentrata soprattutto su Bucarest ma in ogni principale città del Paese c’è qualcuno che in ogni momento dà vita a scuole e milonghe. È un variopinto sottobosco quello dei tangueros rumeni, indicativo della vivacità culturale del Paese oggi. “Nella sola Bucarest sono presenti oltre dodici scuole di tango, per diventare circa una trentina a livello nazionale, mentre i tangueros sono circa un migliaio, un popolo che fluttua, considerato che si tratta di un’attività del tempo libero che si intraprende e si lascia a piacimento. “La concorrenza è abbastanza serrata ma conta molto la didattica che ciascuna scuola è in grado di offrire”, spiega Mirela.

    Mutazioni genetiche
    Riguardo al tipo di pubblico, Giorgio e Mirela osservano che rispetto alla scena italiana qui l’età media dei tangueros è inferiore, sono in  prevalenza coppie di trenta-quarantenni. Si tratta di una caratteristica ricorrente in tutti i paesi del blocco ex comunista, dove tango e milonghe non potevano trovare un hábitat favorevole. Azzardo anche un’altra possibile differenza rispetto all’Italia: osservo che qui la maggioranza degli adepti appartiene a una fascia sociale omogenea ed elevata. Molti sono liberi professionisti, imprenditori o dipendenti di multinazionali: un tratto elitario che non appartiene al DNA del tango argentino, nato nei quartieri poveri di Buenos Aires ma in seguito diventato linguaggio universale che, con profondo spirito democratico, porta in pista chiunque lo ami.

    Nostalgie
    Malinconia e ricordi sono la linfa del tango e forse per capire il tango rumeno dobbiamo volgere lo sguardo al passato: il tango è tornato in auge in Romania dopo il lungo periodo di oblio dell’era comunista. Forse, in modo più o meno consapevole, i sofisticati milongueros di oggi cercano di riconnettersi al mood del leggendario periodo interbellico, quando la meravigliosa Bucarest si muoveva al ritmo del tango. Prova ne è che una ricca tradizione di tango balcanico esiste, con interpreti del calibro di Maria Tănase, Georges Boulanger, Christian Vasile… e con riflessi anche nella letteratura con personaggi come Gogu Vrabete detto Tango, il protagonista del romanzo di Stelian Tănase Morte di un ballerino di tangoIn Italia la “nostalgia tanguera” ha tutta un’altra storia, è impregnata di tango social. Da noi il tango si balla da cento anni e il legame con l’Argentina è antico e profondo: quasi ogni famiglia italiana ha avuto un parente partito in cerca di fortuna oltreoceano, i cognomi stessi di molti musicisti – Troilo, Pugliese, D’Arienzo – portano l’eco delle origini italiane. Il filo rosso qui è il legame con la terra lasciata alle spalle, il ricordo degli affetti, la lontananza. “I miei genitori si sono conosciuti a una milonga”, ricorda Giorgio con la sua calda e pacata cadenza genovese che dopo decenni di Romania non ha ancora perduto. E mentre Mirela complice sorride, Giorgio col suo entusiasmo fanciullesco e contagioso ci sprona a non mollare perché  “no, per il tango non è mai troppo tardi”.

     

    Photo by Sebadochio

    Link:

    Tangoul dansul unui trup cu patru picioare, reportage in lingua rumena di Alexandra C.C. Dumitriu su Scoala Tango Urquiza in Cotidianul

    Tango, Oana Catalina Chitu & Bucharest Tango

    Gli italiani che fecero il tango, approfondimento in lingua italiana del format Passioni, Rai Radio3

    El Tango, documentario UNESCO in lingua spagnola

    Sebadochio, photographer

  • Carolina Bonaventura, Her Tango also in Bucharest

    Carolina Bonaventura, Her Tango also in Bucharest

    Cover Photo by Pablo Scavino

    Her grandfather was a pianist and run his tango orchestra, his dad was a singer but Carolina Bonaventura discovered her passion for tango as a teenager, while studying classical ballet. These days her school Mariposita de San Telmo located in the heart of Buenos Aires, has become a landmark for tangueros and celebrates its tenth anniversary. I met this relentless Argentinian Tango ambassador on last October, when she featured as guest star at Bucharest Days, the second edition festival organised by Giorgio Panico and Mariela Roșu who in Bucharest run Scoala Urquiza according to Carolina’s Efecto Mariposita©.

     

    Carolina, can you give us an idea of what Argentinian Tango has become today?

    There is a before and after in Argentinian Tango. Until the Forties you learned tango at home: your dad, your uncle would teach it to you, your neighbours, anyone… There used to be a tango culture, those songs were your everyday musical background: the tunes broadcast on the radio, listened to in the streets, from the live orchestras in the milongas. Our lives flowed along with tango. Political events in the Fifties, Sixties and Seventies, gradually led tango to a sort of social oblivion: it became less and less fashionable, inappropriate, not elegant enough, finally the political regime discouraged social events and meetings in public places. Tango disappeared from the public scene and from Buenos Aires life, along with opportunities to meet up to dance. We reached a point when, even when people did reunite, they did not know those codes anymore and just danced rock & roll or  pop music like that of the Beatles: the scene had completely changed and for good! Even when some tango was still being played, no more than two or three pieces were played per night, while our passing on tango from generation to generation had come to a stop and youth felt like belonging to a whole different society. Then, soon after the regime collapsed, an unexpected event occurred in the Eighties, which would contribute to open up a whole different scene. After many years spent researching across the whole country, Claudio Segovia, a theatre producer,  and Héctor Orezzoli, succeeded in reuniting milongueros and tango professionals  to create a major show. Tango Argentino made its debut in Paris in 1983, soon proving a worldwide success, in fact the very event that triggered a real tango mania almost everywhere. So it was through these milongueros that tango began to be taught again in a range of different schools. By then, though, the scene had deeply changed: tango culture was no more handed down from father to son/daughter inside families and local communities, but in more formal ways through schools and academias. In the process each school started teaching according to their limited knowledge in a sort of copying-and-pasting process: the original codes went almost lost and so did a shared pedagogy and methodology.

     

    “There is a before and after in Argentinian Tango. Until the forties you learned tango at home…”

     

    The way tango is being handed down today has deeply changed: before it was “from body to body”, i.e. from generation to generation, now it is through formal tango schools and academias 

     

    And what about you, when do you reckon you got involved in tango?

    My grandfather was a pianist running his tango orchestra, my dad was a singer,  I may say that even before being born, I had been listening to tango. I started very early to study classical ballet and one day, when I was already in my teens, my teacher proposed me some tango steps. I had no special interest nor prejudices against it. So was it that when I started to listen to that music and began to move my first steps, I said to myself: “Hey, I do know this music!” I was drawn back to my childhood musical background, and it actually was for that call that I started to dance tango.

    Which is your personal approach to tango?

    For my generation it proved very hard, as we had to start almost from scrap: to begin with,  which were the basic steps of tango? A pedagogy was badly needed. For me, a key way to proceed was to disassociate movements in order to understand each single part in them. The point is that affirming that tango is connection or that you have to keep your contact to the soil is not enough: you first have to understand and then be able to explain how all this is made possible! So, my very first step was to disassociate each movement and become able to reassemble them again in a mindful and philological way. This is the kind of research at the core of Efecto Mariposita© at Mariposita de San Telmo, the tango school I opened in Buenos Aires almost ten years ago [celebrating its official 10th anniversary in April 2017, ed.] I decided to locate it in one of the oldest quarters in a hundred-year-old house which I completely renovated. That choice came after having danced almost everywhere and finally having realised that tango deserved a place all of its own. Tango is definitely part of my cultural heritage and as an artistic expression it required a place to suit its needs. To pursue my project properly, I looked after every single aspect – from the best location, to the choice of colours, materials, light inside the spaces, as I said to myself: “I want to create the best place for tango!”

     

    Buenos Aires, Mariposita de San Telmo

     

    Nowadays we are less and less body aware while more and more mind-oriented

     

    Which are the basic elements characterising Efecto Mariposita© that also Giorgio and Mirela teach in Bucharest at their Tango Urquiza?

    As we deal with a physical experience involving our bodies, my method is first of all meant to allow people to re-connect themselves with their bodies. The focus is on technic, musicality, body awareness and couple communication within the tango frame. In order to develop my method, I have had to study in depth a number of elements. For four years I have been researching with the help of an olympian athlete which and how many muscles were involved in tango dancing. Athletic training is not only necessary but essential, at the very core of tango. It’s true that anyone can dance tango but to know which muscles and body parts you need to activate and control is quite crucial too. To achieve that knowledge, I delved into biomechanics, holistic methods like Feldenkrais, Pilates and Antigymnastics,  so to help people to retrieve their correct posture, which we instinctively own at birth and lose later on, due to wrong habits like, for instance, spending too much time sitting in front of screens.  In fact, we do not draw too much attention to our physical dimension, as biased as we are by a culture that considers mind more important than the body. A first step is then to help ourselves to re-establish a contact with our physical selves: should that be missing, how could we get in touch with anyone else?  Not only: to learn our body language, we have to go through a self-awareness process. Another crucial aspect in our methodology is to develop our musicality, that is our capacity to match movement to the rhythm, melody, and mood of the music being played.

     

    Nowadays tango runs the risk of losing part of its original energy, i.e. its capacity to make very different kinds of people share the same dancing floor. That still happens in Romania

     

    Giorgio Panico and Mirela Roșu

     

    What kind of apprentices come to your school?

    It is a very heterogeneous audience: we have young, middle-age, local and foreign people coming from any corner of the world. They do all share the same passion and respect for tango. That is because while the origins of tango are quite humble, it has grown to become a universal and classical artistic form. At its very core we find communication between two human beings who look for something deeper which goes beyond the act of dancing: a form of emotional involvement, a very vision of the world. That explains why in 2009 Argentinian Tango was included in the UNESCO List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity. Talking about our learners, I believe that while coming from quite different backgrounds, they all share a keen interest in an approach meant to teach them the hidden mechanisms of tango, beyond any fashion or fad of the moment.

    Tango on the other side of the ocean: Europe and the rest of the world…

    We Argentinians have always been strongly connected to our European roots, our intelligentsia attracted by  France, Italy, Spain and Germany. Indeed, approval by the Old Continent has always proved a recurring element in any of our artistic fields and that has also played a major role in the process of rediscovering tango and its bringing it back to centre stage. In fact, it is not by any chance that the very debut of the show Tango Argentino by Claudio Segovia and Héctor Orezzoli – which so much contributed to the current worldwide interest in tango -,  took place in Paris.

     

    Bucharest Days Festival held on last October 2016

     

    Tango in Romania: can you perceive any specific element here?

    A first observation is that dancers here appear more passionate and responsive to the music – a trait which I also find in Russia and – generally speaking – in all of Eastern Europe, where they have a higher musical education. That is not all. Here in Romania I can also see that young and less young people still tend to mix and dance together, which alas is proving less and less true in many countries today. In most countries today you find a growing generational gap, with young dancers dancing only with young ones and old with old:  a major changeover from the original tango landscape. Dance floors have always been cross-generational with everybody in the family used to dancing with everybody else: young and old with no age barriers! These days Milongas feature more and more different-age venues: those for seventy-year old, those for third/forty-year old… In fact, nowadays tango is running the risk of losing part of its original energy, i.e. its capacity to make very different kinds of people meet to share the same dancing experience – a real pity for a dance with such a democratic DNA! In the universe of tango a twenty-year old follower may dance with an eighty-year old leader and viceversa, sharing as they do a mood and a spiritual experience. I really miss that approach: you and your tango going to the dance floor to meet whoever he/she is, as long as you both share the same codes.

    Carolina Bonaventura and Mirela Roșu, photo by Sebadochio

     

    When alone, we perfectly keep our self-centred balances but only when sharing our centres of gravity with someone else new things and new personal discoveries can happen

     

    We end up with improvisation: a key word in tango…

    Musicality, communication and improvisation are the three crucial elements which must be combined without any specific order: all of them must be there at the same time. In other types of dances like salsa, rock & roll and waltz, you have basic steps for the leader and the follower to go along but in tango there does not exist any basic step nor beat to start with and your movements are built together from the very beginning: and with the music, there comes improvisation. This makes communication and capacity to react key elements. In fact, to improvise you need to know the technique, i.e. how to keep your balance so to be able to shift your centre of gravity at the right time. We may say that Tango is built through basic bricks which you have to know how to combine as you better like. The total freedom you are allowed in tango is proved by the fact that you can dance the very same piece with the same partner without ever producing the very same steps. More, at the centre of it all you find two dancers with all their potential expressiveness and that is immensely challenging. In fact, when alone, we perfectly keep our self-centred balances but it is only when we share our centres of gravity with someone else that new things and new personal discoveries can happen. That is why tango is like life itself, that is why I insist on stressing the deep humanity of tango.

     

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